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Diamo più che volentieri spazio alle parole di Paola, pellegrina in Terra Santa e di passaggio per il Caritas Baby Hospital di Betlemme.

Vi raccomandiamo la lettura di questo suo inteso reportage di viaggio, denso di emozioni e impressioni su luoghi impossibili da dimenticare!

(NOTA: il pezzo è anche stato pubblicato nel giornalino "Ecclesia" della Unità Pastorale di Cles - Trento).

Buona lettura!


8 GIORNI IN TERRA SANTA - di Paola Curti Ossana

Un viaggio del cuore e dell’anima, un viaggio da fare almeno una volta nella vita, per me piuttosto faticoso, comunque indimenticabile.

Già l’orario di partenza, sia dell’andata: ore 04:00 da Cles che del ritorno: ore 03:00 da Betlemme ci fanno capire che non sarà un viaggetto turistico di piacere! Tutto quanto sta in mezzo a questi 2 orari è un misto così strano di fede, di odi antichi, di umanità, di gioie e dolori, che è veramente difficile da descrivere.

Le 1000 spiegazioni, riflessioni, preghiere di don Piero Rattin ci prendono per mano e non ci abbandonano mai. Le omelie e le musiche di don Cristiano Bettega ci accompagnano in tutte le celebrazioni, don Sandro Lutteri è con noi, silenzioso e disponibile, l’occhio vigile e severo di Mery si prende cura di tutti e di ciascuno.

La prima tappa è a Nazareth, dove tutto ha inizio, dove una Ragazza si mette a disposizione del Signore e di tutti noi. Dove un Uomo si fida dell’Amore vero e si prende cura di questa sua Sposa particolare, di questo Figlio difficile da capire! C’è una Basilica bellissima, grande, costruita nei primi del ‘900 da un architetto italiano, ma quello che custodisce è molto più prezioso: la piccola grotta dove viveva Maria, dove l’ Angelo le ha fatto una proposta incredibile.. .. dove Lei ha detto sì alla vita e al Signore. 

Poi si sale al Monte Tabor. Gesù porta con sé Pietro, Giacomo e Giovanni, sale sulla cima del monte, e a loro manifesta un assaggio della sua Resurrezione. Le sue vesti si fanno bianche come la neve, il suo viso, luminoso: è la gloria del figlio di Dio. I discepoli non capiscono molto, proprio come noi, godono però della bellezza di stare lì, come noi godiamo del sole, dei fiori e della primavera già inoltrata. Anche la natura si è trasfigurata: è l’incanto della fine della stagione delle piogge, è il deserto fiorito!

Ma eccoci sul Lago di Tiberiade, proprio su quelle acque dove Pietro stava per affondare. Noi invece, su una barca sicura, ascoltiamo il Vangelo che don Piero ci legge e ci commenta. I mosaici bizantini di Tabgha sono bellissimi e ricordano ancora una volta che Gesù è con noi, sempre: ci salva dalle acque in tempesta e dalla fame, ha sempre cura i noi; e la cura, lo sappiamo tutti, ha molto in comune con l’Amore!

La mattina dopo siamo sul Giordano, il Battesimo di Gesù e le parole del Padre, solenni, misteriose, dicono già tutto: “E, uscendo dall'acqua, vide aprirsi i cieli e lo Spirito discendere su di lui come una colomba.  E si sentì una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio prediletto, in te mi sono compiaciuto».Mc.1, 10-11

Dalle acque del Lago di Tiberiade e del Giordano al deserto vero, secco, arido, ricco solo di rocce, caverne, e sassi. Siamo a Qumran, dove nel 1947 un pastorello trova i famosi rotoli di Isaia. Altro che sms!!! Questo è un messaggio che ci raggiunge da 3000 anni fa. E poi, il Mar Morto e ancora il deserto, quello vero, secco e impossibile, luogo di solitudine ma di intimità con Dio.

Eppure, anche qui, appena c’è una sorgente, ecco il Monastero di S. Giorgio scavato nella roccia Deserto! Inospitale e nemico della vita, cosa ci puoi insegnare? Forse che dopo i fiori e la magnifica primavera la vita può farsi dura e arida e l’ unica vicinanza che ci sostiene è quella del Signore.

Betlemme: qui nasce Gesù, è trerritorio palestinese, per arrivarci dobbiamo attraversare un muro di cemento e una postazione di soldati armati che a noi non fanno nulla ma per la gente del posto creano tanti problemi. Qui hanno versato il sangue i ragazzi che tiravano sassi contro quel muro. Problemi gravi, irresolubili perché impostati male fin dall’ inizio. Nessuno fin’ora ha saputo risolverli. Forse ci vuole una di quelle soluzioni strane e inaspettate che solo Dio sa trovare! Ecco la grotta del latte, dolce tradizione: mentre la Famiglia fugge in Egitto il Bimbo ha fame e Maria lo allatta in una grotta: da allora la grotta è diventata bianca.

Verso sera una visita particolare: non arte, non reperti archeologici, neppure citazioni bibliche ma vita vera, vissuta da migliaia di bimbi curati insieme alle loro mamme: è il Caritas Baby Hospital. A poca distanza dal muro di cemento si curano bambini fino a 14 anni, per l’ intuizione di un sacerdote svizzero che incontrò un padre che seppelliva il suo bambino morto per mancanza di medicine, vicino ad un campo profughi palestinese. 4 Suore Francescane, infermiere specializzate, sorridenti ma determinate, coordinano il lavoro di 230 persone, più della metà donne, cosa insolita in Palestina, e di molti medici e volontari anche italiani. Viene voglia di aiutarli in ogni modo!

Ma ecco Gerusalemme! Qualcuno ha detto che finché non ci sarà pace a Gerusalemme non ci potrà essere pace nel mondo! Forse è vero. Qui si percepisce lo strazio di 2 popoli che hanno ragione entrambi di voler abitare in quella terra ma non riescono a farlo insieme. Le parole pacate e competenti di padre Francesco Patton ci aiutano a capire: in questo momento si vive una certa calma, la soluzione però è lontana, non pretendiamo soluzioni semplici per problemi complessi! Ci dedica 2 ore del suo tempo, è affettuoso e celebra Messa con i nostri Sacerdoti. Fuori piove e tira vento, un vento gelato che non mi aspettavo a Gerusalemme! La mattina code lunghissime per la spianata delle moschee, soldati armati che urlano e buttano fuori, letteralmente, persone che hanno aspettato ore per entrare, ebrei superortodossi con cappello di feltro nero che vanno sempre di corsa, alcuni anche con la pelliccia che non sarà abbandonata neppure d’ estate.

Poi, la grande Basilica della Crocefissione, del Santo Sepolcro, bello, restaurato, pulito, ma quanta nostalgia di poter visitare quella cima del Golgota così com’era: una roccia nuda; quel sepolcro in una grotta aperta, vuota, stupenda perché vuota! Invece c’è tanta ressa, bisogna fare la coda, circolare, orientarsi sulle varie confessioni cristiane che hanno ciascuna il proprio altare…

Dobbiamo forse così patire un po' della nostra Via Crucis, accettando la pesantezza dell’umanità che pesa sul semplice, nudo Amore del Signore per noi.

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I vostri messaggi

Dalla Terra Santa ho portato nel cuore lo sguardo la tristezza dei bambini e mamme. Auguro che la vita sia colma di serenità per tutti. Vi invio un piccolo contributo per aiutarli.

Anna C.

Sono da poco rientrato dal Caritas Baby Hospital di Betlemme, grazie per l'accoglienza che ho ricevuto, sono onorato!

Diego B.

Ho visitato il Caritas Baby Hospital a Betlemme e do il mio piccolo aiuto ogni mese...

Carmela C.

Torno dai nostri bambini a Betlemme ogni anno... e tornerò presto!

Paolo F.