Custodi di speranza a Betlemme: una giornata per esserci, insieme
Una giornata di incontro, ascolto e testimonianze per guardare a Betlemme non solo come al luogo in cui è nato Gesù, ma come a una città viva, abitata da persone che continuano a costruire il proprio futuro.
A Padova ci siamo ritrovati per il convegno “Restare per Curare: Custodi di Speranza a Betlemme”. Una giornata intensa, fatta di parole, testimonianze, incontri e volti, per raccontare ciò che accade oggi a Betlemme e ricordarci che, anche quando tutto sembra difficile, esserci continua a fare la differenza.
Ad aprire l’incontro è stata Chiara Tommasini, presidente di Aiuto Bambini Betlemme, con una riflessione sul significato della restanza: non la semplice scelta di rimanere, ma il coraggio di continuare ad abitare e custodire un luogo anche quando farlo diventa difficile.
Una parola che si è incontrata con il termine arabo sumud, che significa fermezza, perseveranza, capacità di resistere senza arrendersi all’odio e alla disperazione.
A Betlemme, ha ricordato Chiara, queste due parole prendono forma concreta: nelle mani di chi cura, negli occhi di chi accompagna, nei progetti che continuano a crescere e soprattutto nella vita dei bambini.
Continuare a costruire, anche quando è difficile
Durante la mattinata abbiamo raccontato i passi compiuti dal Caritas Baby Hospital e i nuovi progetti che stanno prendendo forma.
Il nuovo reparto di chirurgia pediatrica permetterà di offrire direttamente a Betlemme interventi che oggi richiedono spostamenti complessi e rischiosi per i bambini e le loro famiglie. Accanto alle nuove strutture, cresce anche l’impegno per migliorare l’organizzazione e l’accoglienza dei pazienti, attraverso un sistema tecnologico che aiuterà il poliambulatorio a rendere più efficienti i percorsi di cura.
Perché prendersi cura non significa soltanto curare una malattia. Significa anche accogliere, accompagnare, ascoltare e non lasciare sola una famiglia.
È questa la ragione per cui il lavoro del Caritas Baby Hospital va oltre le sue corsie: attraverso gli assistenti sociali e la rete con le realtà del territorio, la cura raggiunge le famiglie anche nei momenti di maggiore difficoltà.
“Non vogliamo arrenderci”
A ricordarci quanto sia importante continuare a esserci sono state anche le voci arrivate direttamente da Betlemme.
Nel collegamento con Daoud Nasser, cristiano palestinese e rappresentante di Tent of Nations, abbiamo ascoltato la storia di una famiglia che da generazioni custodisce la propria terra e che da oltre trent’anni affronta una lunga battaglia legale per difenderla.
Daoud ha raccontato una forma di resistenza scelta ogni giorno: non arrendersi, non diventare vittime, non cedere all’odio e continuare a costruire.
La Tenda delle Nazioni è diventata così un luogo aperto, dove persone provenienti da tutto il mondo possono incontrarsi, conoscere quella realtà e tornare nelle proprie comunità come testimoni.
Durante l’intervista, Riccardo Friede, volontario di Aiuto Bambini Betlemme, ha ricordato una frase che torna spesso quando si parla con gli amici di Betlemme: “Semplicemente non dimenticatevi di noi”.
Daoud ha ripreso questo pensiero, sottolineando quanto sia importante, in una situazione così difficile, sentire che qualcuno continua a esserci, ad accompagnare e a sostenere la comunità.
La presenza può assumere forme diverse: una preghiera, una visita, il volontariato, un sostegno concreto. Piccoli passi che, insieme, diventano una strada.
Curare un bambino significa prendersi cura di una comunità
Dal Caritas Baby Hospital abbiamo ascoltato anche la voce di Shireen Khamis, che ha raccontato il significato della cura quotidiana e il legame profondo tra ospedale, bambini e famiglie.
Tra le testimonianze condivise durante l’incontro c’era anche quella di Enas, mamma di Mohammed.
Mohammed oggi ha quasi tre anni, sorride, gattona e riempie di gioia la casa della sua famiglia. Ma la sua vita è iniziata con una corsa contro il tempo.
Nato alla 25ª settimana di gestazione, con un peso di appena 650 grammi, Mohammed aveva bisogno di un’incubatrice e di cure specialistiche immediate. L’ospedale di Hebron non ne aveva a disposizione e il trasferimento verso un’altra struttura era reso estremamente difficile dai posti di blocco.
Alla fine, un’incubatrice si è liberata al Caritas Baby Hospital. Dopo 143 giorni, il 24 marzo 2024, Mohammed ha potuto finalmente tornare a casa. Oggi continua a essere seguito e accompagnato nella sua crescita.
La sua storia racconta in modo concreto ciò che significa dare a un bambino una possibilità. E racconta anche quanto quella possibilità dipenda da una rete di persone, competenze e relazioni capaci di non arrendersi davanti alle difficoltà.
“I vostri bambini per noi sono importanti. Voi siete importanti.”
Durante la giornata sono risuonate parole che vanno oltre la situazione presente e parlano del futuro.
La Madre Generale delle Suore Elisabettine ha ricordato che la solidarietà non è soltanto una questione di intenti, ma anche di passione e di cura. Anche quando una presenza fisica si conclude, infatti, può continuare un legame.
Dalle testimonianze è emersa la preoccupazione per il futuro dei bambini: per loro è difficile immaginare ciò che c’è oltre un muro, mentre continuano ad avere bisogno di giocare, sognare, crescere e sentirsi al sicuro.
E proprio per questo il Caritas Baby Hospital rappresenta molto più di un luogo di cura.
È un luogo in cui un bambino viene accolto e riconosciuto nella sua dignità. Un luogo che, con le sue cure, sembra dire a ogni famiglia: “I vostri bambini per noi sono importanti. Voi siete importanti.”
“Curare i bambini significa curare i legami sociali”, è stato ricordato durante l’incontro.
Un legame che attraversa il Mediterraneo
La giornata si è conclusa con uno sguardo rivolto alla nostra comunità di sostenitori, volontari e amici.
Perché ciò che continua a vivere a Betlemme è possibile anche grazie a una rete che, dall’Italia, sceglie ogni giorno di esserci: nelle parrocchie, nelle scuole, nelle piazze, negli eventi, nelle iniziative di raccolta fondi, attraverso il volontariato e il sostegno al Caritas Baby Hospital.
Un grazie particolare va a tutti coloro che hanno partecipato al convegno, alle realtà che camminano accanto ad Aiuto Bambini Betlemme e a chi sostiene con fedeltà il lavoro dell’ospedale.
Un pensiero speciale va anche a chi ha scelto di affidare ai bambini di Betlemme una parte della propria eredità, trasformando il proprio gesto in una promessa per il futuro.
Continuare a esserci
“Non siete soli.”
Forse è questo il messaggio più semplice e più importante emerso dalla giornata.
Non possiamo cancellare le difficoltà che Betlemme sta vivendo. Possiamo però scegliere di non voltare lo sguardo, di continuare ad ascoltare, raccontare, pregare e sostenere chi ogni giorno lavora perché i bambini possano ricevere cure e le famiglie possano guardare avanti.
Come ha ricordato Daoud, ognuno può fare la propria parte.
E forse è proprio da tanti piccoli passi, messi insieme, che nasce la speranza.
Una speranza che a Betlemme continua a cercare spazio per crescere, tra una corsia d’ospedale, una terra custodita, una famiglia che non si arrende e una comunità lontana che sceglie, ancora una volta, di esserci.
Aiuto Bambini Betlemme, con sede a Verona, finanzia il Caritas Baby Hospital di Betlemme, l’unico ospedale pediatrico in Cisgiordania. La struttura accoglie ogni anno decine di migliaia di piccoli pazienti, negli ambulatori e nei reparti. Ogni bambino viene assistito, senza distinzione di provenienza sociale o religiosa. Il piano di cure prevede anche lo stretto coinvolgimento dei genitori; l’Ospedale pediatrico di Betlemme dispone inoltre di Servizi sociali qualificati. Con i suoi 250 dipendenti locali, è un importante datore di lavoro nella regione. Oltre a essere uno dei cardini della sanità palestinese, è anche in prima linea nella formazione di medici e infermieri pediatrici.
L’Ospedale pediatrico Betlemme è in grado di portare avanti la sua missione e salvare tante piccole vite solo grazie alle donazioni.
Per donazioni
Intestazione: Associazione Aiuto Bambini Betlemme ODV
IBAN: IT 39 K 05018 11700 000017176066 – Banca Etica


















